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Storia locale 
MONS. AURELIO MARENA vescovo (1950-1978)

Titolo: MONS. AURELIO MARENA vescovo (1950-1978)
Autore: Francesco Savino, Vincenzo Robles, Stefano Milillo, Franco Nacci
Collana: Storia locale
Edizione: Prima edizione
ISBN: 978-88-7602-209-8
Pagine: 176
Prezzo: € 15,00

Mons. Aurelio Marena prende possesso delle diocesi di Ruvo e Bitonto nel giugno 1950, dopo aver trascorso la maggior parte della sua vita giovanile a Napoli, nato il 25 agosto 1893, ordinato sacerdote dal vescovo mons. D’Alessio nel 1917, poi presidente della Pontifica commissione di assistenza, Assistente diocesano dell’Azione Cattolica, direttore spirituale del Convitto nazionale, Assistente provinciale dell’Associazione lavoratori cristiani. A 30 anni, nel 1926, viene chiamato a reggere la segreteria particolare del cardinale arcivescovo di Napoli, mons. Alessio Ascalesi. E' al centro della vita diocesana, gli verngono affidati gli incarichi più delicati e incisivi per più di un ventennio; il suo dinamismo e il suo vigore gli meritarono la stima di tutta la città. E' molto attivo nel periodo bellico e in quello immediatamente successivo, con una serie di iniziative rivolte all’assistenza ai rifugiati, ai prigionieri di guerra, ai bambini abbandonati. Il 25 agosto 1946 Pio XII lo nomina vescovo titolare di Lampsaco e ausiliario di Ascalesi. La nomina a vescovo di Ruvo e Bitonto lo coglie di sorpresa, ma nelle nuove diocesi porta con sé la memoria del suo passato e la ferrea volontà di onorare l’impegno pastorale. Spende molte energie nella realizzazione di grandi progetti: il nuovo Santuario dei Santi Medici in Bitonto, la Cattedrale, il Seminario diocesano e altre mille opere per le quali non lesina tempo e fatica. Da Napoli porta anche «quelle che possono essere considerate le stelle del suo sacerdozio e del suo episcopato: la devozione alla Madonna e a Nunzio Sulprizio». Promuove opere notevoli in campo artistico, come il restauro di chiese, delle cattedrali, il recupero di numerose opere d’arte poi confluite nel Museo diocesano; in quello culturale il Premio nazionale di medicina per giovani laureati e l’istituzione della Biblioteca e dell’Archivio diocesano. Consuma nel silenzio, nella preghiera e nella solitudine gli ultimi anni della sua esistenza a Napoli, dopo aver lasciato le due diocesi nel 1978, con grande compianto dei diocesani i quali avevano intuito che il vescovo Marena sarebbe stato l’ultimo della millenaria storia religiosa di Ruvo e Bitonto. Muore il 23 marzo 1983 a Napoli, ma le spoglie mortali sono nella Basilica dei Santi Medici di Bitonto, secondo la sua volontà.

Storia locale 
DA TERLIZZI A VENTOTENE, ISOLA DI CONFINO

Titolo: DA TERLIZZI A VENTOTENE, ISOLA DI CONFINO
Autore: Gero Grassi - Renato Brucoli
Collana: Storia locale
Edizione: Prima edizione
ISBN: 978-88-7602-144-2
Pagine: 264
Prezzo: € 10,00

In quest’opera di ricostruzione storica le parole centrali sono due: confino e Ventotene. Il confino di polizia è il più efficace fra i mezzi adottati dalla macchina della repressione fascista per combattere il dissenso politico a livello preventivo; è la punta d’iceberg della negazione della libertà personale a livello di manifestazione del pensiero. Ecco che fra il 1929 e il 1943, complice una legislazione liberticida, sono più di 12.000 i confinati politici in Italia, 838 in Puglia, 19 fra i cittadini di Terlizzi. A costoro – talvolta per motivi anche futili – vengono complessivamente comminati più di 2.800 anni di segregazione confinaria, di cui 1.612 effettivamente scontati: un tempo enorme, capace di travolgere la vita personale e sociale dei coatti, di compromettere la loro salute fisica e psichica, di dissestare le famiglie da cui i “sovversivi” provengono, di devastare molte esistenze loro collegate, di suscitare un abbondante fiume di dolore che ancora scorre sotterraneo e di tanto in tanto riemerge lungo l’itinerario carsico della sensibilità personale manifestata dai rari superstiti di quelle vicende e dai loro parenti. Ventotene, isola pontina battuta dalle onde, «quasi uno scoglio fra le spire di Urlavento», brulla e priva di sorgenti d’acqua: rappresenta lo scenario in cui «queste vite arroventate e dolenti, attraversate dai dilemmi e dalle asprezze della grande storia, spese senza risparmio nella ricerca di una luce di giustizia» vivono il loro travaglio umano e politico, lo stesso «che ci ha sospinti sulla soglia della libertà» (Nichi Vendola). Ventotene: la più grande e inospitale colonia confinaria d’Italia, luogo simbolo della deportazione politica con i suoi più di ottocento segregati, ma anche laboratorio di idee, di tensione civile e morale, di rigenerazione e di riscatto. Nel «popolo di Ventotene» gli autori rinvengono il profilo dei cinque terlizzesi di cui approfondiscono la biografia: Gaetano Vallarelli, Giovanni Gesmundo, Antonio Leovino, Michele Dello Russo e Michele De Palo. La personalità e il ruolo di questi «antifascisti per la libertà» viene ricostruita con l’ausilio della documentazione inedita custodita nei Casellari politici provinciale e centrale, fonti soltanto di recente messe a disposizione degli studiosi e finalmente consultabili presso l’Archivio di Stato di Bari e l’Archivio Centrale dello Stato in Roma. Da queste carte, ma più ancora dall’intensa testimonianza dei familiari interpellati, emerge la statura di figure di primo piano nell’organizzazione dell’antifascismo in terra di Bari, come Michele Dello Russo (nel dopoguerra primo sindaco di Terlizzi per designazione del CLN) e di Gaetano Vallarelli: entrambi in rapporto di stima e di collaborazione con personaggi ancora più noti, come Giuseppe Di Vittorio e Gaetano Salvemini; ma anche storie d’intensità umana e di fervore politico come quelle di Giovanni Gesmundo (ideologo, al pari del fratello Gioacchino martire alle Ardeatine), di Antonio Leovino e di Michele De Palo. Nella loro sofferta lungimiranza che spesso fa i conti con la privazione e la miseria, questi uomini inseguono, seppure fra qualche contraddizione, chiari esiti di civiltà. La lezione affidataci è che la giustizia sociale e la libertà sono beni tanto preziosi nel conseguimento quanto necessari e difficili da tutelare. Beni «a caro prezzo», perché richiedono dispendio di tenacia, di sacrificio e di coraggio. Ieri come oggi.

Storia locale 
ROSA VENDOLA INFOIBATA

Titolo: ROSA VENDOLA INFOIBATA
Autore: Renato Brucoli
Collana: Storia locale
Edizione: Prima edizione
ISBN: 978-88-7602-162-6
Pagine: 72
Prezzo: € 5,00

Sul finire della seconda guerra mondiale, a tre cittadini di Terlizzi (Bari) viene tolta la vita in modo violento e oltraggioso. A Roma, il 24 marzo 1944, i nazifascisti uccidono don Pietro Pappagallo e il prof. Gioacchino Gesmundo. Lo scenario è quello agghiacciante delle Fosse Ardeatine. Meno di un anno dopo, a Trieste, l’11 maggio 1945, i comunisti titini infoibano Rosa Vendola, la cui vicenda viene ricostruita a tutto tondo per la prima volta, nella Giornata del ricordo 2013. Due dittature di segno opposto sono all’origine degli eventi. Due periferie urbane come epicentro di una storia che si snoda quasi contestualmente e con molte similitudini. Assenza di democrazia e di libertà nell’uno e nell’altro caso. Emigrazione giovanile nell’uno e nell’altro caso. Due vicende diverse, ma accomunabili: evocate l’una nel Giorno della memoria, l’altra nel Giorno del ricordo. Unico l’insegnamento: «Mai più!». Mai più l’ideologia che nega la vita e uccide la democrazia. Mai più la guerra che introduce alla spirale di violenza. Mai più il nazionalismo e l’imperialismo che mettono i popoli l’uno contro l’altro. Mai più il potere che giustifica i mezzi. Mai più l’oblio e il vuoto storiografico come espediente di faziosità. Mai più la discriminazione a danno delle minoranze. Mai più la disattenzione e l’indifferenza della comunità locale ai grandi temi storici. Sono i messaggi di fondo contenuti in questo libro. Transitano attraverso la considerazione di percorsi di vita individuali ad impatto sociale.

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di Renato Brucoli

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